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Nuova conseguenza del Covid scoperta grazie ai dati degli smartwatch

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Pasquale Conte

Dopo aver analizzato i dati registrati dagli smartwatch, è stata scoperta una nuova conseguenza del Covid nei pazienti guariti

Una nuova conseguenza del Covid è stata scoperta grazie ai dati degli smartwatch (Adobe Stock)

Più volte nei mesi passati si è parlato degli smartwatch come dispositivi in grado di salvare la vita. Grazie alle loro funzioni di monitoraggio del battito cardiaco e di altre funzioni utili, si è riusciti ad anticipare alcune possibili complicazioni e ad intervenire per tempo. I dati ottenuti da questi device wearable sono molto più importanti di quanto ci si possa immaginare.

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of American Medicine Association, c’è una conseguenza del Covid sui pazienti guariti che è stata rivelata proprio analizzando alcuni numeri ottenuti dagli smartwatch. Pare che il battito cardiaco in molte persone rimanga accelerato anche dopo la completa guarigione, insieme ad altri cambiamenti fisiologici che si verificano per settimane e – in alcuni casi – anche per mesi.

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Battito cardiaco accelerato post Covid: la scoperta grazie agli smartwatch

Pare che nei pazienti guariti rimanga il battito cardiaco accelerato (Adobe Stock)

Dopo essere guariti dal Covid, in molti pazienti rimane il battito cardiaco accelerato. La scoperta è stata spiegata nel dettaglio sul Journal of American Medicine Association da alcuni esperti, che hanno preso in esame i dati ottenuti dagli smartwatch. Nello specifico, è stato sfruttato il programma sperimentale DETECT, grazie al quale i volontari possono inviare i dati rilevati dai wearable durante e dopo aver sconfitto l’infezione. Su un campione di 875 soggetti, sono 234 quelli risultati positivi al Covid.

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È stato dunque deciso di dividere i volontari in due gruppi: chi è guarito all’infezione e chi non l’ha avuta. Dallo studio è emerso che, nei soggetti contagiati, il periodo di sonno è aumentato e il battito cardiaco è risultato accelerato anche post guarigione. Questa condizione ha riguardato solamente una parte del gruppo, un indizio del fatto che il virus colpisce il sistema nervoso anche nelle funzioni di regolazione delle attività autonome, spiegano i ricercatori.

Ora l’idea è quella di approfondire la ricerca, arruolando altri volontari e prolungando il periodo di indagine. Il tutto con un approfondimento dell’ambito di studio facendo domande ancor più specifiche sui sintomi sperimentati dai soggetti.

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Pasquale Conte

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