Continua la maxi manovra della Cina volta a boicottare i negozi di abbigliamento H&M (e non solo). Ecco cosa sta succedendo
Continuano le polemiche tra la Cina e alcuni dei marchi di abbigliamento più famosi al mondo. Solamente qualche giorno fa, la TV statale del paese aveva invitato i cittadini – tramite i profili ufficiali sui social media – a boicottare tutti i negozi di H&M per aver: “Attaccato i principi di fondo del nostro Paese“.
Alla base della faida c’è la decisione dell’azienda di interrompere l’approvvigionamento di cotone dalla regione dello Xinjiang, in seguito alle notizie relative al mancato rispetto dei diritti umani dei lavoratori ulguri. Secondo quanto riferisce l’Associated Press, oltre 1 milione di persone nello Xinjiang sarebbero state confinate nei campi di lavoro. Ora anche la Cina si è mossa in questo senso, con una maxi manovra volta proprio a boicottare la catena di abbigliamento.
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Dopo che la TV statale si è espressa a riguardo, ora il governo stesso scende in campo per boicottare H&M. Stando a quanto appreso dal Wall Street Journal, infatti, sarebbero stati cancellati da tutte le app di navigazione gli oltre 400 negozi della catena di abbigliamento sparsi su tutto il territorio. Cercando su Apple Maps o Google Maps, non si trova più nulla. Le polemiche continuano, e ad entrare in gioco sono diverse potenze mondiali. Solamente qualche giorno fa, anche gli States con l’amministrazione Biden hanno annunciato sanzioni alla Cina. L’accusa è quella di violazione dei diritti umani contro le minoranze uigure nello Xinjiang.
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Di tutta risposta, i media cinesi e gli enti governativi stanno spingendo il popolo cinese a boicottare – tra gli altri marchi occidentali – non solo H&M, ma anche Adidas, Nike, Burberry, Zara e molti altri. Lo scorso anno, anche Apple venne accusata di aver beneficiato del lavoro forzato nella medesima regione. Dopo le dovute smentite del caso, da Cupertino è stata presa la decisione di abbandonare il fornitore di fotocamere O-Film.
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