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Boom di prodotti hi-tech contraffatti: perché il pericolo è dietro l’angolo

Published by
Raffaele Pigneri

Grosso rischio per l’industria hi-tech: il mercato potrebbe presto essere invaso da dispositivi e gadget contraffatti. Gli esperti spiegano una situazione sull’orlo della crisi.

La carenza di chip potrebbe spianare la strada ai falsi (Adobe Stock)

Analisti ed esperti dell’industria hi-tech lanciano l’allarme sulla possibilità che il mercato si ritrovi presto ingolfato da prodotti contraffatti. Il motivo è presto detto: la domanda di articoli digitali supera di gran lunga l’offerta, lasciando spazio ad attori disposti a tutto pur di colmare il gap e fare soldi facili. La situazione si è ovviamente acuita da inizio 2020, da quando cioè la pandemia di covid ha imposto un’accelerazione inaspettata ai consumi digitali.

Avete presente la storia della carenza di processori? O magari vi è più familiare il fatto che la PlayStation 5 della Sony è introvabile? Dipende tutto dalla scarsa disponibilità dei materiali semiconduttori che sono alla base dei processori, quei chip che rappresentano il “cervello” dei dispositivi computerizzati, gaming consolle incluse. Ebbene, gli esperti sono sicuri che la crisi dei semiconduttori sia destinata a perdurare almeno per tutto il 2022, lasciando il mercato sotto pressione e creando l’ambiente perfetto per il proliferare di prodotti falsi.

Industria hi-tech e articoli contraffatti

Qualcomm, uno dei big nel campo dei processori.

Ne parla diffusamente un report molto completo di ZDNet. Il webzine di Red Ventures ha interpellato diversi analisti ed esponenti dell’industria, che hanno chiarito bene di che tipo di pericolo parliamo. Ipoteticamente, un’azienda messa alle corde dalla necessità di andare in produzione o chiudere i battenti, finirebbe per abbassare la guardia di fronte a un distributore sconosciuto che gli offre la quantità di processori desiderata. Nessun controllo di autenticità, nessuna verifica sulle prestazioni: sotto pressione, i manager comprerebbero a scatola chiusa per restare entro i tempi di distribuzione imposti dal mercato.

Se da una parte questo non potrebbe mai accadere a un gigante come Sony – tanto per rimanere all’esempio del gaming – che ha procedure interne ben precise e una catena di distribuzione di reputazione inappuntabile, a cadere nel tranello potrebbero essere le società più piccole che si affidano a distributori di chip indipendenti, i quali si riforniscono sul mercato online, lungo una filiera ben più difficile da tracciare. E nella quale possono inserirsi gruppi criminali che riciclano o clonano vecchi processori spacciandoli poi per nuovi.

I settori che potrebbero pagare il conto più caro

Fabbrica chip (screenshot)

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Ora il punto è che queste piccole aziende sono coinvolte nell’approvvigionamento di settori critici come la difesa nazionale, la sanità pubblica, l’automotive. Immaginate cosa può significare in questo caso puntare su dispositivi alimentati da chip la cui affidabilità non è stata collaudatacomprovata in alcun modo, in ambito ospedaliero, militare o della sicurezza stradale. Uno scenario critico e purtroppo realistico, qualora le aziende dessero priorità alle tempistiche di vendita invece che alla qualità dei prodotti immessi sul mercato.

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Naturalmente, essere un distributore minore non significa agire nell’ombra. Tutt’altro: l’Associazione Distributori  di Elettronica Indipendenti (Independent Distributors of Electronics Associacion, IDEA) è nata appunto per dotare le realtà piccole e medie di standard riconoscibili e riconosciuti dall’industria. La testimonianza di un rappresentante di IDEA, Steve Calabria, è inquietante: “Abbiamo già notato – ha raccontato a ZDNET – che ci sono fornitori sconosciuti che offrono grandi quantità di componenti che sul mercato scarseggiano. Troppo bello per essere vero: questi sono chiari segnali che siamo sull’orlo di problema decisamente grave”.

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Raffaele Pigneri

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