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Oxford, attacco hacker a un laboratorio che studia il Covid-19

Published by
Raffaele Pigneri

Attacco hacker a un laboratorio di biochimica di Oxford University che studia il coronavirus. Nessun impatto sulle ricerche né sullo sviluppo del vaccino in partnership con AstraZeneca.

L’Università di Oxford (Tetiana Shyshkina on Unsplash.com)

Gli hacker colpiscono la Divisione di Biologia Strutturale dell’Università di Oxford che ha condotto degli studi sul coronavirus. L’episodio ha naturalmente lanciato l’allarme sulla cybersecurity di uno dei lab più prestigiosi al mondo, tanto più che l’ateneo inglese ha sviluppato in partnership con AstraZeneca uno dei vaccini anti covid autorizzati dall’Agenzia Europea del Farmaco (EMA).

Nessun danno riportato per fortuna, primo perché il vaccino viene prodotto in un altro laboratorio da Oxford Vaccine Group e Jenner Institute, secondo perché gli le ricerche non sono stati violati. Secondo Forbes, che ha riportato per primo l’incidente, l’Università di Oxford ha isolato e tappato la breccia informatica e ora sta approfondendo le indagini. “L’area colpita – ha detto a Forbes un portavoce dell’università – non è quella delle ricerche cliniche”. Allertato il National Cyber Security Center, una costola dell’intelligence del Regno Unito, che sta collaborando per chiarire l’accaduto.

L’attacco hacker a Oxford, il mandante potrebbe essere un governo

Gli hacker potrebbero essere legati a qualche governo (pixabay.com)

In base al materiale in mano a Forbes, l’attacco è andato in scena tra il 13 e il 14 febbraio e avrebbe coinvolto il sistema di pressurizzazione e pompaggio del laboratorio, utilizzato per preparare e purificare campioni biochimici, come le proteine, che i ricercatori hanno utilizzato anche per studiare il coronavirus. Apparentemente gli hacker avrebbero avuto la possibilità di disabilitare l’allarme della pressione. Possibilità non sfruttata, per fortuna, ma il particolare fa pensare a un tentativo di sabotaggio da parte dei cybercriminali.

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L’altra ipotesi è che il gruppo criminale mirasse a rubare dati da rivendere a organizzazioni più grandi, verosimilmente legate a qualche governo. Nel recente passato sia Russia che Nord Corea sono state accostate ad attacchi hacker. Tra i dati in pericolo, non solo quelli sul coronavirus, importanti soprattutto per lo sviluppo di vaccini futuri, ma anche alcuni studi sull’HIV.

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La fonte di Forbes è la Hold Security, società che si occupa di sicurezza informatica. Secondo il CTO Alex Holden, i colpevoli farebbero parte di un gruppo hacker di lingua portoghese (forse brasiliani, dunque) che già in passato ha rubato dati per rivenderli a gruppi capaci di sferrare attacchi denominati “advanced persisten threat” – minaccia avanzata e persistente – prerogativa di cyber criminali solitamente supportati da un governo.

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Raffaele Pigneri

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