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App fertilità, forti dubbi sulla privacy. Lo studio

Published by
Antonino Gallo

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Credibilità e privacy a forte rischio per le app fertilità.

Fertilità (Adobe Stock)

L’allarme viene lanciata da uno studio della Newcastle University e della Umea University presentato alla Conference on Human Factors in Computing Systems di Yokohama, che richiedono a gran voce un giro di vite sulla loro regolamentazione.

Newcastle e Umea University: “Molte di queste app non hanno i requisiti richiesti dal Garante”

Studi sulla fertilità (Adobe Stock)

La maggior parte di chi utilizza queste applicazioni sono donne”. Il monito della Newcastle University e della Umea University. “Donne considerate gruppo sensibile e identificato dal Gdpr come una categoria speciale, che richiede una protezione extra”.

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Lo studio comprende trenta applicazione gratuite dedicate alla fertilità, scelte tra le più popolari in Google Play Store, che richiedono alle utenti dati sensibili: dalla temperatura corporea all’attività sessuale, passando per le eventuali condizioni mediche.

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I dati – continuano gli studiosi della Newcastle University e della Umea University – sono conservati in condizioni vulnerabili, in cui le impostazioni di default permettono non solo di guadagnare sulle informazioni, ma persino di mettere in piedi un sistema che minaccia le utenti, ad esempio in caso di aborto“.

La quasi totalità di queste applicazioni è schedata come app di “health and fitness” (salute e fitness), una rarità quelle identificate come applicazioni prettamente mediche.

Life (una delle app per la fertilità più semplici ed efficaci disponibili sul mercato), Flo (per chi ha Android), Clue (disponibile anche per iOS), iGyno (un’applicazione a pagamento) MyFertility (in collaborazione con Giovanni Alaimo, ostetrico ginecologo esperto di infertilit), Il mio calendario mestruale (una sorta di diario) sono le sei app fertilità che sembrano andare per la maggiore.

Newcastle e Umea University non fanno nomi, antepongono il generale al particolare, lamentando che la maggior parte di queste app fertilità (in senso generico) non è aderente ai requisiti Gdpr sulla privacy. E condividono dati sensibili delle utenti senza il loro consenso.

Sul report, oltre tutto, è emerso che ognuna delle app fertilità attiva in media 3,8 trackers, programmi nascosti che tracciano, subito dopo l’installazione, l’attività dell’utente. Proprio per questo fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

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Antonino Gallo

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