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Altro che made in Italy, quasi mezzo milioni di dispositivi sono stati prodotti e importati dalla Cina

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Antonino Gallo

Una bella operazione portata a termine dai Baschi Verdi del Gruppo Pronto Impiego Torino della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica. Oltre mezzo milione di dispositivi spacciati per un prodotto made in Italy, ma in realtà provenienti dalla Cina.

Made in Italy – Adobe Stock

Una frode, tanto per intenderci, di oltre 500.000 articoli ed accessori di telefonia sequestrati dalla Guardia di Finanza, che poteva fruttare quasi cinque milioni di euro. Tutto nasce nei mesi scorsi dal dubbio che quei dispositivi esposti sugli scaffali di alcuni negozi del torinese, accessori di telefonia reclamizzati come prodotti di origine italiana, avevano la solo apparente inequivocabile simbologia della bandiera tricolore, ma c’era qualcosa che non andava, in quanto erano stati realizzati interamente in Asia.

Gli elementi acquisiti hanno indotto a ritenere che ci si trovasse di fronte ad una ingente frode commerciale e, pertanto, si è proceduto – dice la Guardia di Finanza di Torino, in una nota ufficiale – a ricostruirne l’intera filiera distributiva attraverso l’esame analitico dei flussi degli approvvigionamenti. Lo sviluppo delle indagini ha consentito di individuare il deposito da cui la merce proveniva, ubicato in provincia di Monza-Brianza, ove le Fiamme Gialle hanno rinvenuto una considerevole quantità di articoli (carica batterie, vetri protettivi per cellulare, auricolari, custodie) pronti per essere posti in vendita con il sigillo nazionale”.

Come si passava agevolmente la dogana, prima di arrivare in Italia

Dogana – Adobe Stock

La domanda però sorge spontanea: come sono arrivati quei device in Italia, senza che nessuno se ne accorgesse? La risposta l’ha dato proprio la Guardia di Finanza: i dispositivi hanno passano la dogana perché erano imballati senza indicazioni riconducibili ad una origine italiana mentre, al loro interno, sono risultati apposti i simboli tipici, quali il tricolore, idonei ad ingannare il cliente finale.

I sospetti hanno fatto scattare le indagini che ha permesso di ricostruire la filiera distributiva dei prodotti: in un deposito situato in provincia di Monza-Brianza c’era una grande quantità di carica-batterie e accessori hardware per i cellulari, dai vetri protettivi alle custodie, passando per gli indossabili. Tutti pronti per essere venduti con il sigillo nazionale.

Le perquisizioni disposte dal giudice hanno portato al fermo di un imprenditore italiano, che dovrà rispondere dei reati di frode in commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci. “L’intervento della Guardia di Finanza torinese – si sottolinea – s’inserisce nell’ambito delle attività di prevenzione e repressione delle condotte commerciali ingannevoli riguardanti, in particolare, la vendita di beni con false indicazioni di provenienza, volte alla tutela, al contempo, dei cc.dd. “Distretti industriali”, che da tempo rappresenta uno dei principali obiettivi strategici di polizia economico-finanziaria perseguiti del Corpo”.

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Antonino Gallo

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