Tra le varie forme di pensioni erogate dall’INPS c’è anche quella di reversibilità, che sappiamo essere un assegno mensile erogato direttamente dall’istituto ai familiari superstiti di un pensionato deceduto, oppure di un lavoratore ancora attivo deceduto. E’ il caso di vedovi e vedove, o di figli di pensionati o lavoratori, o comunque i parenti più prossimi al defunto.
L’importo del sostegno erogato dall’INPS è pari ad una percentuale di quanto il pensionato o il lavoratore defunto avrebbe percepito e spetta, come detto, a coniuge e figli (in determinate condizioni, anche ad altri familiari).
Per ottenere la pensione di reversibilità è necessario presentare l’apposita domanda tramite il servizio messo a disposizione dall’INPS, oppure affidarsi ad un patronato. C’è però un dettaglio importantissimo da non trascurare e che potrebbe causare anche la mancata assegnazione del beneficio.
Come riportato da Money, delle recenti sentenze emesse dalla Corte di Cassazione hanno di fatto cambiato il modo di intendere le regole sulla pensione di reversibilità. Un lungo caso ha fatto emergere diversi dettagli che i cittadini devono assolutamente conoscere per evitare di non vedersi accreditata la pensione.
Nello specifico, la questione riguarda una donna che ha chiesto la pensione di reversibilità del padre morto 19 anni prima, mettendo al centro del dibattito il tema della prescrizione del diritto. L’INPS ha negato la prestazione per prescrizione, ma i due gradi di giudizio hanno dato torto all’ente, che non aveva specificato il giorno da cui cominciava a decorrere la prescrizione.
Bisogna infatti prestare tantissima attenzione a quando viene inviata la domanda, soprattutto facendo attenzione alla data del decesso e a quella della richiesta. Con questa nuova sentenza, sembra proprio che l’INPS non sia più dovuto a a specificare il giorno da cui decorre il termine di prescrizione, ma potrà semplicemente comunicare che il diritto è scaduto.
Il diritto alla reversibilità ha una prescrizione di 10 anni, col periodo che può essere interrotto solamente da una domanda amministrativa o da qualsiasi atto formale, oltre all’avvio di un giudizio. E’ il cittadino che, in caso, deve provare l’interruzione della prescrizione e di fatto diventa molto più difficile contestare l’INPS; bisogna dunque prestare massima attenzione a svolgere tutte le pratiche amministrative nei tempi consentiti,
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