Torniamo a parlare ancora di privacy e del rapporto tra i dati personali e la telefonia mobile: un rapporto, questo, sempre più stretto e pericolosamente connesso, a causa della centralità e dell’importanza che il cellulare ha nella vita quotidiana degli individui. Proprio oggi abbiamo pubblicato un articolo sulle modifiche che Apple ha deciso di apportare nella propria privacy policy, destando molti dubbi e malumori tra l’utenza. Non pensate, però, che questo sia un problema circoscritto solo ed esclusivamente in alcuni ambiti o riguardino solamente certe case produttrici: se andiamo a leggere il contratto legato alla piattaforma Android, ad esempio, le differenze non sono molte rispetto alle nuove decisioni strategiche della casa di Cupertino. Ma negli ultimi giorni il problema dei dati personali legato al sistema operativo open source patrocinato da Google e dalla Open Handset Alliance sembra essere un altro. Tutto è partito da un rapporto pubblicato dalla società SMobile Systems, con un titolo che è già un programma: “Analisi delle minacce dell’Android Market”. La ricerca aveva come scopo, quindi, l’analisi del marketplace ufficiale della piattaforma mobile e i punti deboli in rapporto alla sicurezza dell’utenza. I risultati raggiunti sono alquanto inquietanti: sulle 48.694 applicazioni analizzate dallo studio in questione, SMobile Systems ha notato che il 20% di esse sono un rischio per gli utenti, in particolare per il furto dei dati presenti sugli smartphone. Le conseguenze di questo tipo di falle sono molteplici: centinaia di programmi sono in grado di “leggere” i dati di autenticazione presenti su altre applicazioni, altre ancora si basano su informazioni che potrebbero rendere il terminale inutilizzabile, altre potrebbero consentire ad esterni di attivare particolari servizi che prosciugherebbero in breve tempo il credito residuo degli utenti a loro insaputa, sfruttando semplicemente l’uso dei classici servizi telefonici, come messaggistica e chiamate. Smobile Systems afferma nella relazione come questo sia il prezzo da pagare per poter usufruire dei vantaggi di un sistema open source e libero da vincoli, su cui è basato l’Android Market: il “filtraggio” nell’accettazione di programmi e applicazioni all’interno di un marketplace del genere è pressochè inesistenze e praticamente tutti potrebbero sviluppare programmi per Android e condividerli in rete. Tutto questo, secondo la società di ricerca, aumenta in maniera esponenziale i pericoli e i rischi sulla sicurezza dei dati personali e della stabilità dei dispositivi, al contrario di un sistema chiuso come, ad esempio, quello rappresentato dall’App Store di Apple, maggiormente controllato e filtrato.
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