Che le applicazioni presenti negli app store delle principali piattaforme mobili nascondano spesso dei pericoli per la sicurezza dei dati degli utenti non è certo una novità: qualche settimana fa’ abbiamo parlato, ad esempio, del programma sviluppato da Jackeey Wallpaper per sistemi Android, che utilizzava come copertura sfondi e altri contenuti per smartphones e che, in realtà, raccoglieva i dati personali presenti nei terminali e li spediva ad un server cinese.
Il caso era stato segnalato dalla società Lookout durante il Black Hat di Las Vegas tenutosi il mese scorso: oggi, a distanza di qualche settimana dalla vicenda, l’azienda operante nel settore della sicurezza torna a parlare del problema legato alla sicurezza delle applicazioni e lo fa chiamando in causa non soltanto l’Android Market, ma anche l’utilizzatissimo App Store di Apple.
Secondo quanto riferito da Lookout, infatti, sono tantissimi i programmi che raccolgono informazioni sui contatti o la posizione personale (sfruttando il segnale GPS): nella maggioranza dei casi le applicazioni in questione compiono queste azioni “in buona fede”, ma nella pratica la violazione avviene, segnalando una grossa falla nella gestione sicura dei dati degli utenti. Lookout osserva che il problema riguarda anche il codice stesso di moltissime applicazioni, le quali contengono alcune stringhe di terze parti che potrebbero rappresentare un veicolo micidiale ed estremamente utile per coloro che volessero approfittare dei bachi presenti nel sistema.
Sarà sempre più difficile, a nostro avviso, riuscire a risolvere tali problemi e proteggere al 100% tutti i dati presenti su uno smartphone: come poter usufruire di alcuni servizi personalizzati e legati alla rete Internet senza aprire una parte dei nostri dati all’esterno? Questa è una delle più grandi sfide che le società operanti nella sicurezza mobile dovranno affrontare nei prossimi anni.