Si è discusso spesso dei vantaggi e degli svantaggi di un sistema operativo open source qual è Android: maggiore libertà e massima flessibilità, ma anche un rischio maggiore per la sicurezza degli utenti, sotto alcuni aspetti, in particolare per quanto riguarda le applicazioni e la loro effettiva funzionalità: poco più di un mese fa’, ad esempio, la società SMobile, da tempo operante nel settore della sicurezza degli smartphone, aveva segnalato che circa il 20% delle applicazioni presenti nel marketplace ufficiale di Android conterrebbe dei rischi importanti per la sicurezza dei dati degli utenti. Un programma su cinque, secondo l’azienda, sarebbe in grado di accedere ai dati personali degli utilizzatori, consentendo di utilizzare numeri, sms e files presenti in memoria. Nei giorni scorsi, manco a dirlo, è successo ciò che SMobile aveva descritto: un’applicazione presente nell’Android Market ha raccolto milioni di dati personali di altrettanti milioni di utenti, trasmettendo il tutto in un server cinese localizzato verosimilmente a Shenzhen, attraverso il sito www.imnet.us. Il programma, sviluppato da Jackeey Wallpaper, consentiva l’accesso gratuito per scaricare degli sfondi personalizzati da utilizzare sui propri smartphone ma, a quanto pare, non era il suo unico scopo: la cronologia del browser, gli sms, i numeri presenti nella rubrica sim, le password e gli IMEI di milioni di persone ignare di tutto sono stati rubati. Si calcola che l’applicazione in questione sia stata scaricata da un milione a oltre 4 milioni e mezzo di volte, in qualsiasi parte del globo. A scoprire l’applicazione malware è stata una società molto nota nel settore della sicurezza mobile, la Lookout, che ha segnalato pubblicamente il problema durante la conferenza Black Hat di Las Vegas. Torna quindi in primo piano il tema sui controlli e sulla “scrematura” dei programmi inclusi nel market ufficiale di Android: è giusto rendere completamente libero il canale oppure è necessario un minimo di monitoraggio per garantire quantomeno una sicurezza base per gli utenti? Vedremo quali saranno le prossime mosse di Google e della Open Handset Alliance sul caso.
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